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Il Cilento » Le specialità enogastronomiche del Cilento


Tanti i prodotti tipici da gustare nel Cilento.
Tra i salumi, da segnalare la soppressata di Gioi, di colore rosso-bruno con un cuore bianco di lardo. Ha un aroma intenso di carne di suino accentuato dal grasso del lardo e dal profumo delle spezie sapientemente dosate.

II fico bianco del Cilento dal colore giallo-verde, ha una polpa abbondante e un gusto molto dolce. Può essere mangiato fresco, essiccato o trasformato in sciroppo o preparato in vari modi: con ripieno di noci e mandorle, o ricoperto di cioccolata o a spiedino. La coltivazione del fico nel Cilento forse risale al IV secolo a. C. ed oggi, grazie alle sue qualità terapeutiche, è anche usato nei preparati dietetici e in erboristeria.

Inoltre, il Cilento vanta una ricca produzione di castagne. Rinomate sono quelle di Roccadaspide e quelle degli Alburni, dalla polpa compatta e piuttosto dolce.
Si pensa che i Romani abbiano introdotto la pianta in Italia e in Europa, ma fu nel Medioevo che il lavoro dei monaci rese possibile la realizzazione di vaste culture in montagna e sulle colline.

In diverse zone del Parco del Cilento è presente, poi, l'attività apistica, dalla quale si ricavano ottime qualità di miele che viene lavorato affinché sia disponibile in diverse essenze, fra le quali la più famosa è il miele di lavanda. Questo viene impiegato soprattutto per preparare dolci tipici come le zeppole fritte e gli struffoli.

Tra i formaggi si segnalano, invece, il caciocavallo e il cacioricotta, un formaggio tipico ottenuto con latte misto di capra e pecora o solo con latte di capra nel periodo che va da giugno ad agosto, in corrispondenza della fine lattazione delle pecore; la "Muzzarella co' a murtedda" nasce, tradizionalmente, nel territorio del basso Cilento, dalla trasformazione del latte di vacca. L'uso di conservare la mozzarella in rametti di "mortedda" o "mortella", denominazione dialettale del mirto, deriva probabilmente dalla necessità di proteggerla e trasportarla dai pascoli dove veniva prodotta alle abitazioni del paese. L'arbusto largamente diffuso sia nel sottobosco delle faggete che nella macchia mediterranea, tipiche della zona di produzione, conferisce al formaggio un inimitabile aroma.

Buonissime le alici: la loro pesca, quella fatta ancora con la menaica (tradizionale rete) e la menaide (piccolo gozzo a remi), è sopravvissuta soltanto a Pisciotta. I pescatori escono la notte e all'alba le loro donne puliscono immediatamente le alici e le dispongono sotto sale nei vasetti di terracotta. Sia la pesca che la salagione sono tecniche antichissime, profondamente legate alla tradizione di questo piccolo borgo medioevale della costa cilentana ma, anche qui, sono rimasti in pochi a conoscerle e conservarle.

   
   
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