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Paestum, in provincia di Salerno,
è senza dubbio la più bella città
della Magna Grecia in Italia.
Fondata agli inizi del VI secolo a.C. dagli
Achei di Sibari col nome di Posidonia, perché
dedicata a Poseidone, dio del mare, era una
delle colonie più ricche e fiorenti del
meridione.
Dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità,
la cittadina vanta i tre templi greci meglio
conservati al mondo: la Basilica
o Tempio di Hera, risalente alla metà
del VI secolo a.C., il cosìdetto Tempio
di Nettuno, della metà del V
secolo a.C. e il Tempio di Cerere,
in realtà dedicato alla dea Athena.
La Basilica è di ordine dorico con diciotto
colonne sui lati lunghi e nove sui corti. La
cella, preceduta dal portico, è divisa
in due navate da una fila di colonne mentre
i capitelli presentano un collarino con decorazione
floreale.
Il Tempio di Cerere è costituito da
tredici colonne sui lati lunghi e sei sui brevi
e presenta un ampio portico antistante la cella.
Il Tempio di Nettuno è il più
imponente, sorretto da quaranta colonne in travertino,
e costituito da sedici colonne sui lati lunghi
e sei sui corti. La cella è racchiusa
tra due portici e divisa in tre navate da due
file di colonne. A est dei templi si trovano
gli altari sui quali si svolgeva il culto e
resti di tempietti minori.
I tre maestosi luoghi sacri, che si ergono
nella verdeggiante pianura e che sono ben visibili
anche dal mare, sono i grandi edifici celebrativi,
realizzati in stile dorico, che i greci vollero
dedicare agli dei dell’Olimpo per ottenerne
benevolenza e protezione.
La visione dei templi, che emanano una luce
diversa a seconda delle ore e delle stagioni,
conquista il visitatore moderno come ha catturato,
negli anni del Grand Tour, quello del passato:
tanti sono stati gli scrittori, i poeti e gli
artisti, tra i quali Goethe, Shelley, Canova,
Piranesi che hanno visitato questi suggestivi
luoghi descrivendoli nei loro diari di viaggio
o in raffigurazioni pittoriche. Lo stile dorico
dei templi di Paestum ha, d’altronde, influenzato
tutta l’architettura neoclassica, sia europea
che americana.
I tre edifici sono inclusi nel perimetro delle
mura che corrono intorno all’antica
città per circa cinque chilometri, in
corrispondenza dei punti cardinali da quattro
porte di accesso: Porta Sirena, Porta Giustizia,
Porta Marina e Porta Aurea.
All’interno della città greca, protetta
dalla cinta muraria, scorreva il vivere della
comunità come testimoniano l’Agorà,
spazio pubblico utilizzato per incontri e discussioni
e il Bouleuterion ampio edificio dove si svolgevano
riunioni e assemblee.
Nei secoli successivi qui vissero anche i Romani
che, lungo la Via Sacra, abitarono file di case
riunite in quartieri; commerciarono in botteghe
chiamate Tabernae, edificarono la Curia, la
Basilica, il Macellum, il Comitium, il Tempio
Italico, la Piscina, assisterono a giochi e
spettacoli nell’Anfiteratro.
Tanti altri preziosi reperti sono stati rinvenuti
nelle zone circostanti la città antica
e nella vicina foce del fiume Sele, sulla cui
sponda orientale i greci eressero un Santuario
dedicato alla dea della fecondità, Hera
Argiva e ora raccolti nel Museo Archeologico
di Paestum. Qui, oltre a vasi, brocche, saliere,
armi in selce e rame sono esposti un prezioso
fregio, composto da 33 metope, che ornava il
tempietto del santuario di Hera Argiva e la
famosa Tomba del Tuffatore.
La lastra, che raffigura il passaggio dalla
vita alla morte, è l’unico esempio di
pittura murale funeraria greca ispirata allo
stile etrusco.
Orario:
dalle 9.00 fino a un’ora prima del tramonto.
Ingresso:
4 euro per la visita dei soli scavi; 6,50 euro
per visitare gli scavi e il museo.
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