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Un mito greco attribuisce ad Athena la creazione
del primo olivo, che sorse nell’acropoli a protezione
della città di Atene. Per le mitiche
origini, ma principalmente per la sua utilità
economica e alimentare, l’olivo ha sempre ricoperto
un ruolo fondamentale nella cultura, non solo
agraria, di questi popoli. Fin dai tempi più
remoti era coltivato nei paesi del Mediterraneo,
come dimostrano antichi scritti e le attrezzature
per l’estrazione dell’olio ritrovate nei territori
abitati da antiche civiltà.
In Italia esso fu introdotto, intorno al VII
sec. a.C. con l’arrivo dei primi coloni greci,
prima in Sicilia e poi in tutta la Magna Grecia.
I Romani furono grandi consumatori di olive
che conservavano in salamoia, nell’olio e nell’aceto.
Se ne cibavano a fine banchetto accompagnandole
al vino; l’olio, si sa, rallenta l’assorbimento
dell’alcool.
Il paesaggio cilentano, così come tutte
le altre zone a clima mite, è caratterizzato
dalla massiccia presenza della pianta d’olivo.
Oggi la qualità più nota del Cilento
è quella di Pisciotta, prodotta in quasi
tutta l’area del Parco Nazionale.
L’olio vergine ed extravergine è di elevata
qualità, di grande pregio nutrizionale
ed è ottimo nei sughi e per le fritture.
Ha colore giallo-verde, sapore di fruttato leggero,
nessuna sensazione di amaro e si mantiene mediamente
per tre mesi dopo la spremitura. Numerosissime
sono le aziende agricole del Cilento che si
dedicano alla sua produzione biologica.
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