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Il Cilento » Certosa di San Lorenzo a Padula


La Certosa di San Lorenzo a Padula è un imponente complesso costituito da cortili, chiostri, giardini, una chiesa e ambienti di varia destinazione, la cui costruzione iniziò nel 1306 per volere di Tommaso II di Sanseverino, Conte di Marsico e Signore di tutto il Vallo di Diano ed i cui lavori si conclusero soltanto alla fine del XVIII secolo.

Si tratta del più grande monumento del genere e del maggiore edificio religioso barocco dell'Italia Meridionale dichiarato, nel 1882, Monumento Nazionale.
Posto a 532 metri di altezza, copre 51.500 metri quadrati: eretta nel corso di quattro secoli, tra il 1306 ed il 1700, la Certosa è ispirata, nell’impianto compositivo, alla graticola, proprio per ricordare il martirio di San Lorenzo.
Si articola nella domus inferior e nella domus alta: nella prima, abitata anche dai conversi, trovano spazio le attività di servizio e di sussistenza; nella seconda, detta anche la “montagna” vivono nel silenzio della clausura i padri certosini. Nelle due aree si erge una zona neutra, che funge da spazio di rappresentanza (la foresteria), di amministrazione (il chiostro edi Procuratori) e da spazio collettivo (refettorio, chiesa e cucina).

Nell'edificio si distinguono vari elementi: nell'atrio, chiuso da due bracci di fabbrica con scuderie, farmacie e officine al piano terra e le camere per i pellegrini al piano superiore, prospetta la grande facciata barocca, risalente al 1718-23, con nicchie nelle quali si trovano quattro statue di Santi.
Oltre l'ingresso, nel cortile con giardino, c'è una fontana e poi lo scalone al termine di un lungo corridoio. A destra dell'ingresso sorge il cinquecentesco Chiostro e, intorno, la foresteria.

Un portale rinascimentale, con una porta lignea intagliata del 1374 ed ornato con bassorilievi che raffigurano scene della Vita del Santo, dà accesso alla Chiesa, all’interno della quale di particolare interesse sono il pavimento maiolicato del ‘700, i cori e i due altari: l’altare maggiore è incrostato con madreperla, mentre l'altare della sagrestia è in maiolica. Su di esso è stato ricollocato il ciborio in bronzo, probabilmente dello scultore siciliano Jacopo dei Duca, allievo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti.
I due cori lignei che risalgono al ‘500 sono intarsiati ed intagliati: quello dei Laici e quello dei Padri, raffigurano scene cinquecentesche del Nuovo Testamento, di Santi e di Eremiti.

Notevoli sono anche le quattro cappelle, di cui una custodisce la tomba del fondatore della Certosa, il capitolo delle Colpe col trono del Priore e la tesoreria, cui si accede attraverso il piccolo passaggio che i padri utilizzavano per arrivare nell'aula.
Nella Sala Capitolare si possono ammirare gli stucchi, le statue e gli affreschi alla volta raffiguranti i Miracoli di Cristo.

Nell'antico cimitero, situato in una zona piuttosto nascosta dei monastero, si trovano colonne romane, capitelli, statue, rilievi ed edicole funerarie che si ritiene provenienti dall'antica città di Consilinum.
Intorno al cimitero, lo spazioso refettorio con pavimento maiolicato in cui, in fondo alla sala, è possibile ammirare un dipinto ad olio su muro: vi è raffigurata una scena che ben si adattava alle funzioni della sala, le Nozze di Cana, ovvero il Miracolo dell'acqua e vino. E’ una pittura ricca di personaggi in abiti settecenteschi, datata 1749 e firmata dal pittore napoletano Alessio D'Elia.
Quindi, si passa alle cucine, che conservano una parte dell’arredo del 1700 e allo scenografico Chiostro grande, iniziato verso la metà del 1600 e dove si trovano i grandiosi ripostigli per il vino e un gigantesco frantoio del 1785.

Note
Dal punto di vista storico vanno ricordati soprattutto la destinazione della Certosa a campo di concentramento durante la prima Guerra Mondiale e, sul finire della Seconda, la presenza, nel 1535, di Carlo V di ritorno da Tunisi (per lui e la sua truppa si dice che i monaci abbiano preparato una colossale frittata con 1.000 uova) e, ancora, la soppressione del complesso, durante il Decennio Francese, che fu adibito a quartiere militare con 20.000 soldati.

   
   
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